L'importanza del respiro: non solo nello yoga, ma nella vita quotidiana.

Il respiro è una delle azioni più semplici e naturali che compiamo. Respiriamo continuamente, senza doverci pensare, e proprio per questo spesso ci dimentichiamo di quanto il nostro modo di respirare possa influenzare il corpo, la mente e il modo in cui affrontiamo le nostre giornate.
Nello Yoga il respiro occupa da sempre un posto centrale, ma la sua importanza non riguarda soltanto il momento della pratica sul tappetino. Imparare a osservare e a conoscere il proprio respiro può diventare uno strumento prezioso anche nella vita quotidiana: quando siamo sotto pressione, quando abbiamo bisogno di ritrovare concentrazione, quando ci sentiamo agitati o semplicemente quando desideriamo tornare per qualche istante a noi stessi.
Il respiro racconta come stiamo
Il respiro cambia continuamente insieme a noi.
Quando siamo tranquilli tende a diventare più lento e regolare. Quando siamo preoccupati, arrabbiati, impauriti o sottoposti a uno stress improvviso può invece farsi più veloce, corto e superficiale.
Basta osservare cosa accade in una giornata intensa: senza accorgercene possiamo iniziare a respirare prevalentemente nella parte alta del torace, irrigidire le spalle, contrarre l’addome o perfino trattenere per qualche istante il respiro mentre siamo concentrati davanti al computer o al telefono.
Il respiro, quindi, non è soltanto qualcosa che facciamo: è anche uno specchio del nostro stato interiore.
Ed esiste un aspetto particolarmente interessante: questa relazione funziona in entrambe le direzioni.
Le emozioni modificano il respiro, ma anche modificare consapevolmente il respiro può influenzare il nostro stato psicofisico.
Cosa ci dice la fisiologia
La respirazione è strettamente collegata al sistema nervoso autonomo, quello che regola molte funzioni che avvengono senza il nostro controllo cosciente, come il battito cardiaco, la digestione e numerose risposte legate allo stress.
Quando percepiamo una situazione come impegnativa o pericolosa, l'organismo si prepara all'azione: aumenta lo stato di allerta e anche il ritmo respiratorio può modificarsi.
Al contrario, una respirazione tranquilla e non forzata, soprattutto quando diventa più lenta e regolare, può accompagnare una condizione di maggiore rilassamento.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dal diaframma, il grande muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale.
Quando inspiriamo, il diaframma si abbassa permettendo ai polmoni di espandersi; quando espiriamo risale.
Una respirazione libera e ampia coinvolge quindi molto più del semplice movimento del torace: interessa il diaframma, le coste, la muscolatura addominale e, indirettamente, l'intero assetto corporeo.
Per questo nello Yoga il lavoro sul respiro procede spesso insieme al lavoro sul corpo.
Non si cerca semplicemente di “respirare di più”, ma di creare le condizioni perché il respiro possa diventare progressivamente più libero, fluido e consapevole.
Il respiro secondo lo Yoga
La tradizione yogica considera il respiro qualcosa di ancora più ampio.
Attraverso il respiro entriamo in relazione con il prāṇa, termine sanscrito che viene generalmente tradotto come energia vitale o forza vitale.
Il prāṇa non coincide semplicemente con l'aria che entra nei polmoni. È un concetto più vasto, attraverso il quale lo Yoga descrive quella forza che sostiene il movimento e la vitalità dell'essere umano.
Da questa visione nasce il Prāṇāyāma, uno degli aspetti fondamentali della disciplina yogica.
Il termine viene spesso tradotto come “controllo del respiro”, ma questa definizione rischia di essere riduttiva. Il Prāṇāyāma comprende infatti un insieme di pratiche attraverso le quali impariamo progressivamente a conoscere, regolare e affinare il respiro.
Prima ancora delle tecniche più strutturate, però, esiste qualcosa di molto semplice: imparare ad ascoltare il proprio respiro.
Come entra?
Come esce?
È libero oppure trattenuto?
È profondo oppure superficiale?
Dove lo sentiamo maggiormente?
Non è necessario modificarlo immediatamente. L'osservazione stessa è già una pratica di consapevolezza.
Respiro, corpo e mente nello Yoga
Durante una pratica Yoga il respiro crea un filo che collega una posizione alla successiva.
Ci aiuta a non trasformare gli āsana in semplici esercizi ginnici.
Quando il movimento segue il ritmo del respiro, la pratica diventa più lenta, presente e consapevole. L'attenzione smette progressivamente di disperdersi continuamente verso l'esterno e torna alle sensazioni del corpo.
Questo è uno dei motivi per cui nella mia visione dello Yoga il respiro non dovrebbe essere considerato un dettaglio tecnico.
È parte integrante della pratica.
Possiamo eseguire una posizione apparentemente perfetta, ma se siamo completamente irrigiditi, tratteniamo il respiro e combattiamo contro il corpo, probabilmente abbiamo perso una parte importante del significato dello Yoga.
Il respiro ci insegna invece ad ascoltare.
A riconoscere il limite.
A rimanere.
E, quando necessario, ad ammorbidire.
Il respiro come ancora nel presente
Il respiro possiede inoltre una caratteristica straordinaria: avviene sempre nel presente.
Possiamo pensare a qualcosa accaduto ieri oppure preoccuparci di ciò che potrebbe accadere domani, ma il respiro che stiamo facendo esiste soltanto adesso.
Per questo molte pratiche di Yoga e meditazione utilizzano il respiro come punto di attenzione.
Non perché dobbiamo smettere di pensare.
Piuttosto, ogni volta che ci accorgiamo di esserci persi nei pensieri, possiamo utilizzare il respiro come un punto al quale ritornare.
Inspirare.
Espirare.
Sentire il corpo.
E tornare, per qualche istante, a ciò che sta accadendo realmente.
Portare il respiro fuori dal tappetino
Probabilmente il valore più grande della pratica arriva quando ciò che impariamo durante una lezione comincia spontaneamente a comparire nella vita quotidiana.
Prima di rispondere impulsivamente a qualcuno, possiamo accorgerci del nostro respiro.
Durante una giornata particolarmente frenetica possiamo fermarci per pochi istanti e sentire un'inspirazione e un'espirazione complete.
Prima di un appuntamento importante possiamo osservare se stiamo trattenendo il respiro.
La sera possiamo concederci qualche minuto per lasciare che il ritmo respiratorio diventi gradualmente più tranquillo.
Non servono necessariamente lunghe pratiche.
A volte bastano tre respiri realmente ascoltati per interrompere per qualche secondo l'automatismo con cui stiamo vivendo una situazione.
Non significa eliminare lo stress o risolvere immediatamente ciò che ci preoccupa.
Significa creare un piccolo spazio tra quello che accade e il modo in cui reagiamo.
Ed è proprio in quello spazio che può nascere maggiore consapevolezza.
Respirare bene significa respirare di più?
Non necessariamente.
Uno degli equivoci più comuni consiste nel pensare che un buon respiro debba essere sempre profondissimo.
Il respiro non dovrebbe diventare una prestazione.
Forzare continuamente inspirazioni molto grandi può risultare sgradevole e non è necessariamente utile.
Il primo passo è spesso molto più semplice: lasciare che il respiro diventi naturale, regolare e libero da tensioni inutili.
Solo successivamente, attraverso una pratica corretta e progressiva, possono essere introdotte tecniche respiratorie più specifiche.
Anche nel Prāṇāyāma vale quindi un principio fondamentale dello Yoga: ascoltare prima di forzare.
Un piccolo esperimento
Puoi provare anche adesso.
Senza cambiare nulla, osserva il tuo respiro per qualche secondo.
Nota semplicemente l'aria che entra e quella che esce.
Poi porta l'attenzione alle spalle, alla mandibola e all'addome.
Sono rilassati?
Oppure stai mantenendo qualche tensione senza accorgertene?
Lascia uscire lentamente l'aria e permetti al respiro successivo di arrivare spontaneamente.
Per qualche ciclo non devi raggiungere nessun risultato.
Devi soltanto esserci.
È qualcosa di molto semplice.
Eppure è proprio da questa semplicità che può iniziare una parte importante della pratica dello Yoga.
Il respiro come compagno
Respiriamo migliaia di volte ogni giorno.
La maggior parte di questi respiri avviene senza che ce ne accorgiamo.
Lo Yoga ci invita, ogni tanto, a incontrarne uno.
A sentirlo veramente.
Perché imparare a respirare consapevolmente significa anche imparare ad ascoltare con maggiore attenzione il corpo, riconoscere più rapidamente i nostri stati interiori e creare piccoli momenti di presenza nel mezzo della vita quotidiana.
Il respiro è sempre con noi.
Sul tappetino, nel lavoro, nelle relazioni, nei momenti piacevoli e in quelli più difficili.
Non possiamo scegliere tutto ciò che accade durante una giornata.
Possiamo però imparare a tornare al respiro e da lì tornare a noi stessi.



