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Autostima e dialogo interiore: come cambiano attraverso la pratica dello Yoga

Immagine del redattore: Milena Schiavello
Milena Schiavello
4 ore fa
Tempo di lettura: 5 min


Quante volte, durante la giornata, rivolgiamo a noi stessi parole che non useremmo mai con una persona a cui vogliamo bene?

“Non sono abbastanza capace.”

“Gli altri sono migliori di me.”

“Non riuscirò mai a cambiare.”

“Il mio corpo non è come dovrebbe essere.”

Spesso questo dialogo interiore è così abituale da passare inosservato. Diventa una voce di sottofondo che influenza il modo in cui affrontiamo le situazioni, viviamo il corpo, reagiamo agli errori e valutiamo noi stessi.

La pratica dello Yoga può aiutarci a riconoscere questa voce e, gradualmente, a trasformare il rapporto che abbiamo con noi stessi.

Non perché ci insegni a ripeterci che va sempre tutto bene, ma perché ci conduce verso uno sguardo più consapevole, realistico e rispettoso.

L’autostima non è sentirsi sempre sicuri

Avere una buona autostima non significa sentirsi forti in ogni momento, non avere dubbi o riuscire sempre in ciò che facciamo.

L’autostima è la capacità di riconoscere il proprio valore anche quando attraversiamo una difficoltà, commettiamo un errore o non raggiungiamo immediatamente un risultato.

Quando l’autostima dipende esclusivamente da ciò che sappiamo fare, dall’approvazione degli altri o dall’immagine che mostriamo, diventa fragile. Basta una critica, un confronto o un insuccesso per metterla in discussione.

Lo Yoga ci invita invece a costruire una relazione con noi stessi che non si basi soltanto sulla prestazione.

Sul tappetino non dobbiamo dimostrare niente. Possiamo imparare ad ascoltare il corpo così com’è in quel momento, riconoscendone possibilità, limiti e bisogni.

Il modo in cui pratichiamo racconta come ci trattiamo

Durante una posizione possono emergere pensieri come:

“Dovrei essere più flessibile.”

“Non sono capace.”

“Gli altri riescono meglio di me.”

“Devo resistere ancora, anche se sento dolore.”

Questi pensieri non riguardano soltanto la pratica. Spesso riflettono il modo in cui ci comportiamo anche nella vita: ci confrontiamo, pretendiamo troppo da noi stessi, ignoriamo la stanchezza oppure viviamo ogni difficoltà come la prova di non essere abbastanza.

La pratica diventa allora uno spazio di osservazione.

Posso accorgermi di come reagisco quando una posizione non mi riesce. Posso riconoscere la fretta, il giudizio, la rigidità o il bisogno di ottenere un risultato. E, soprattutto, posso sperimentare una risposta diversa.

Posso rallentare.

Posso modificare una posizione.

Posso fermarmi.

Posso rispettare il limite di oggi senza considerarlo una sconfitta.

In questo modo il tappetino diventa un luogo nel quale impariamo, poco alla volta, a trattarci con maggiore rispetto.

Dal giudizio all’ascolto

Uno degli insegnamenti fondamentali dello Yoga è Ahimsa, la non violenza.

Generalmente pensiamo alla non violenza come a un comportamento rivolto verso gli altri. Ma Ahimsa riguarda anche il modo in cui parliamo a noi stessi, le aspettative che ci imponiamo e il rapporto che costruiamo con il nostro corpo.

Ogni volta che forziamo una posizione per dimostrare qualcosa, che ignoriamo un segnale del corpo o che ci giudichiamo duramente, ci allontaniamo dall’ascolto.

Praticare Ahimsa significa imparare a sostituire il giudizio con domande più consapevoli:

“Che cosa sto sentendo?”

“Di che cosa ho bisogno in questo momento?”

“Posso rimanere presente senza forzarmi?”

“Posso accogliere il mio limite senza identificarmi con esso?”

Questo non significa rinunciare a crescere o a impegnarsi. Significa imparare a farlo senza trasformare ogni difficoltà in una lotta contro noi stessi.

Il corpo diventa un alleato

Molte persone arrivano allo Yoga con un rapporto difficile con il proprio corpo. Lo percepiscono soprattutto attraverso ciò che non riesce a fare, attraverso il dolore, l’aspetto fisico o il confronto con gli altri.

Attraverso la pratica, il corpo può tornare a essere uno spazio da abitare e non qualcosa da correggere continuamente.

Il movimento consapevole, il respiro e l’attenzione alle sensazioni ci aiutano a riconoscere il corpo dall’interno. Iniziamo ad accorgerci non soltanto dei suoi limiti, ma anche della sua capacità di sostenerci, adattarsi, respirare e cambiare.

Una posizione apparentemente semplice può farci scoprire stabilità. Un movimento eseguito con calma può restituirci fiducia. Una pausa può insegnarci che ascoltare la stanchezza non è debolezza.

L’autostima comincia a trasformarsi quando smettiamo di considerare il corpo soltanto per come appare e iniziamo a riconoscerlo per ciò che ci permette di sentire e vivere.

Il respiro crea uno spazio nuovo

Quando siamo agitati, impauriti o sotto pressione, il dialogo interiore tende a diventare più rapido e severo. Reagiamo automaticamente, spesso senza renderci conto di ciò che stiamo pensando.

Portare attenzione al respiro crea una piccola distanza tra ciò che accade e la nostra reazione.

Il pensiero può essere ancora presente, ma non siamo più obbligati a seguirlo o a considerarlo una verità.

Tra “non ce la faccio” e la nostra risposta può aprirsi uno spazio.

In quello spazio possiamo osservare il pensiero, respirare e scegliere di riformularlo:

“Questo momento è difficile, ma posso affrontarlo un passo alla volta.”

“Non devo riuscire subito.”

“Posso chiedere aiuto.”

“Oggi il mio corpo ha bisogno di una possibilità diversa.”

Il respiro non cancella le difficoltà, ma ci aiuta a non esserne completamente trascinati.

L’autostima cresce attraverso l’esperienza

La fiducia in noi stessi non cambia soltanto attraverso le parole. Ha bisogno di esperienze concrete.

Nello Yoga impariamo una posizione gradualmente, attraversiamo momenti di instabilità, riconosciamo i progressi e scopriamo che possiamo rimanere presenti anche quando qualcosa è impegnativo.

Non è necessario raggiungere una forma perfetta. Il cambiamento può consistere nel respirare con maggiore libertà, percepire meglio il corpo, fermarsi prima di oltrepassare il proprio limite o affrontare una difficoltà con meno paura.

Ogni volta che ascoltiamo un segnale, rispettiamo un bisogno o rimaniamo accanto a noi stessi senza giudicarci, costruiamo una forma più profonda di fiducia.

Non la fiducia di chi pensa di poter controllare tutto, ma quella di chi sa di poter restare in contatto con sé anche quando le cose cambiano.

Una trasformazione che continua fuori dal tappetino

Con il tempo, ciò che sperimentiamo durante la pratica può accompagnarci nella vita quotidiana.

Possiamo accorgerci più rapidamente di quando ci stiamo parlando con durezza. Possiamo riconoscere una richiesta eccessiva, un automatismo o un confronto che ci fa stare male.

Possiamo imparare a dire di no, a rispettare i nostri tempi, ad accettare una giornata difficile senza mettere in discussione tutto il nostro valore.

Il dialogo interiore non diventa improvvisamente sempre positivo. Diventa però più consapevole, più equilibrato e meno aggressivo.

La voce che prima diceva “non sei abbastanza” può gradualmente lasciare spazio a una domanda più utile:

“Che cosa posso fare, oggi, rispettando ciò che sono e il momento che sto vivendo?”

Lo Yoga come percorso di relazione con sé

Nelle mie lezioni lo Yoga non è una competizione e non è una ricerca della posizione perfetta. È un percorso progressivo attraverso il corpo, il respiro e l’ascolto.

Ogni persona arriva con una storia, caratteristiche ed esigenze differenti. Per questo la pratica non dovrebbe chiedere al corpo di adattarsi a un modello, ma dovrebbe essere adattata alla persona.

L’autostima non nasce dal riuscire a fare tutto. Nasce anche dal riconoscere che possiamo ascoltarci, rispettarci e accompagnarci nel cambiamento senza abbandonare noi stessi.

Praticare Yoga significa allora imparare a stare nel corpo con più presenza, osservare la mente senza identificarci con ogni pensiero e coltivare un modo più gentile e autentico di rivolgerci a noi stessi.

Il cambiamento può essere lento e silenzioso. Ma, pratica dopo pratica, ciò che ripetiamo sul tappetino può diventare un nuovo modo di abitare la nostra vita.

 
 
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